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La dieta per il clima

La dieta per il clima

Che scelte alimentari fare per sostenere il nostro pianeta.

Nell’elenco delle nuove parole del New York Times la parola “climatarian” è già stata messa nel 2015. Ora si sente parlare di “climatariani” anche in Italia, ma chi sono? Parliamo delle persone che, tramite la loro alimentazione, contribuiscono alla lotta contro il cambiamento climatico e cercano di ridurre il loro impatto ambientale.

Queste persone, sempre più diffuse, che scelte fanno?

Partendo dal presupposto che molte delle emissioni globali di CO2 sono da imputare agli allevamenti intensivi, eliminano dalla dieta la carne rossa e si concedono contenute quantità di carne bianca. Combattono poi lo spreco alimentare acquistando, di volta in volta, soltanto i cibi che di certo consumeranno nell’arco di breve tempo.

Prediligono i prodotti a km zero, biologici, integrali, evitando le confezioni in plastica. La raccolta differenziata è di certo di grande importanza nel loro stile di vita. A tavola i climatariani evitano gli insaccati e gli ingredienti lavorati a livello industriale, zucchero raffinato compreso, prediligendo l’autoproduzione.

Questa scelta è confermata come più sana per il pianeta, ma anche per chi la fa, secondo il recente studio di Indaco2 (INDicatori Ambientali e CO2), spin-off dell’Università di Siena, con la consulenza del dott. Andrea Pezzana, medico nutrizionista (SC Nutrizione Clinica – ASL Città di Torino). Sono state messe a confronto una dieta settimanale poco salutare, basata su cibi altamente processati e su proteine animali provenienti da carni di allevamenti industrializzati, ad alto impatto ambientale, con una dieta sana, “amica del clima”, a base di prodotti principalmente vegetali, integrali, freschi, coltivati secondo pratiche sostenibili o biologiche. Nel calcolo si è considerato il fabbisogno alimentare di un adulto, tra i 30 e i 40 anni, con un fabbisogno calorico giornaliero di circa 2000 Kcal. Un dato interessante dello studio, riguarda la quantità di carne prevista in questa dieta: il consumo medio annuale di una persona nei Paesi occidentali è pari a circa 80 kg di carne/l’anno. A un adulto bastano 500 grammi di carne a settimana (fonte: slowfood.it).

Ridurre i consumi di carne e aumentare quelli di legumi e altre verdure è una buona abitudine per la nostra salute, ma anche per la salute del pianeta.

Il processo produttivo dei prodotti su cui si basa una dieta non sostenibile genera gas serra pari a 37 kg di CO2: quasi il triplo di quelli prodotti da una dieta sana e amica del clima. Scegliere la sostenibilità e la salute significa dunque risparmiare 23 kg di CO2 ogni settimana, che, in termini più semplici, significa evitare ogni anno al pianeta l’emissione di gas serra pari a quelli prodotti da un’auto che percorre oltre 3300 km!

di Maddalena Nardi

 

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